Professionista forfettario e contratto di rete: cosa sapere

Il regime forfettario rappresenta una scelta conveniente per molti professionisti, ma è importante chiarire come si comporta in caso di stipula di un contratto di rete con altri colleghi. In questo articolo spieghiamo le implicazioni fiscali e amministrative, alla luce delle ultime indicazioni dell’Agenzia delle Entrate.

Cos’è il contratto di rete

Il contratto di rete è un accordo tra professionisti o imprese con l’obiettivo di collaborare per raggiungere obiettivi comuni, condividendo risorse e competenze. Nel caso di professionisti, può includere anche la gestione condivisa delle prestazioni di dipendenti attraverso la codatorialità.

Caratteristiche principali

  • Forma giuridica senza soggettività tributaria autonoma
  • Ogni partecipante mantiene la propria individualità fiscale
  • Possibilità di ripartire pro quota oneri e costi relativi al lavoro dipendente
  • Utilizzo coordinato del lavoro dipendente senza trasformare il rapporto in società di fatto

Regime forfettario e contratto di rete: il chiarimento dell’Agenzia delle Entrate

La questione centrale riguarda la possibile perdita del regime forfettario per un professionista che stipula un contratto di rete, soprattutto per la norma che esclude dal regime chi intrattiene determinati rapporti partecipativi (art. 57 comma 1 lettera d, legge 190/2014).

La risposta n. 24/2026

L’Agenzia delle Entrate ha precisato che:

  • L’adesione a un contratto di rete non modifica la soggettività tributaria dei professionisti partecipanti.
  • La rete non esercita attività economica autonoma direttamente o indirettamente riconducibile a quelle dei singoli partecipanti.
  • La stipula del contratto di rete non costituisce frazionamento di attività di lavoro autonomo, evitando quindi l’esclusione dal regime forfettario.

Questo vale a condizione che l’attività svolta tramite il contratto di rete non si configuri come società di fatto o come esercizio di attività commerciale riconducibile ai professionisti coinvolti.

Codatorialità e gestione dei dipendenti

Nel caso in cui i professionisti retisti utilizzino prestazioni lavorative di dipendenti in codatorialità, uno di essi assume il ruolo di soggetto responsabile degli adempimenti amministrativi e il costo del lavoro è imputato pro quota agli altri partecipanti.

È fondamentale, inoltre, che ciascun professionista non superi la soglia dei 20.000 euro annui di spese complessive per lavoro dipendente per mantenere la validità del regime forfettario.

Quando sussistono rischi di esclusione dal regime forfettario

Rischi di uscita dal regime forfettario possono emergere se:

  • La rete contrattuale si caratterizza come società di fatto con attività commerciale riconducibile ai professionisti.
  • Si verifica un effettivo frazionamento artificioso dell’attività autonoma, vietato dalla normativa.
  • Le spese per lavoro dipendente superano la soglia prevista di 20.000 euro annui.

Conclusioni

La stipula di un contratto di rete tra professionisti in regime forfettario non comporta, di per sé, l’uscita dal regime agevolato. È però essenziale rispettare i limiti relativi alla soggettività tributaria, alla gestione del personale e alle soglie di spesa previste dalla legge.

Per evitare rischi fiscali e amministrativi è consigliabile pianificare attentamente la struttura del contratto di rete e monitorare costantemente la posizione fiscale.

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